L'intervista a Ronnj Medini

Nasco a Fossombrone (PU) il 6 Agosto 1974. Fotografo street, ho alle spalle diverse mostre personali e collettive, in Italia e all’estero, e collaborazioni con Russia e Stati Uniti. Nella mia ricerca fotografica, colgo molteplici aspetti della realtà circostante: l’attimo in movimento, il passaggio di una forma e di una persona, la folla e l’isolamento, il pensiero intimo e il convulso dinamismo del movimento. Come in un finito-non finito in Pittura, così in Fotografia, preferisco suggerire delle forme e dei soggetti, lasciando l’indefinitezza dei contorni fondersi con il panorama circostante, spesso scorci urbani, di vita quotidiana o, a volte, atmosfere rarefatte e costruite dall’idea e dalla mente. Le luci ed i contrasti tonali dei chiaroscuri, creano spesso un dialogo nuovo, anticonvenzionale tra fotografo e soggetto.

Domanda: Quali sono stati i tuoi primi approcci al mondo dell’arte?

Risposta: Il mio percorso fotografico inizia nel 2001, quando, con una semplice compatta inizio la mia ricerca dell’inquadratura, che mi porterà a rappresentare sensazioni che vanno oltre la semplice immagine descrittiva

D: Se ci sono stati, chi sono i tuoi riferimenti culturali, il tuo maestro, il tuo faro nella tempesta?

R: Sicuramente i gradi autori di fotografia street, da Bresson a Doisneau, ed ho sempre apprezzato lo stile macabro e profondo di Witkin ed il suo modo di rendere la fotografia, una scultura immortale.

D: Quali sono i soggetti della tua arte e da dove prendi spunto per i tuoi lavori?

R: La strada, le metropolitane, la vita quotidiana. Non cerco soggetti di facile impatto emotivo, raramente fotografo senzatetto, anziani o persone malate. Voglio che ognuno si riconosca nelle mie foto, voglio raccontare come il quotidiano possa nascondere riflessioni, pensieri e profondità.

D: Dietro ogni tuo lavoro c’è un significato profondo, un aspetto che vuoi fare emergere?

R: Come dicevo prima, voglio ridare spessore a quei momenti che tutti diamo per scontati. La semplice attesa di una metropolitana, nasconde pensieri, solitudini, progetti ed umori. La persona che passeggia, è sempre partita da un punto e arriverà da qualche parte perché secondo me, anche nella routine, si nascondo sfumature differenti nulla è uguale a se stesso.

D: Che cos’è per te il “bello”? Esiste il bello nell’arte?

R: Il bello esiste. Il bello è oggettivo, una cosa gradevole da guardare, qualcosa che ci tranquillizza e ci fa stare bene. Può esserci una foto o un quadro che sono solo belli da lasciare senza fiato e senza altri commenti. L’arte invece fa riflettere, lascia perplessi, spaventa ed inquieta, ci destabilizza e lascia spazio a mille domande e interpretazioni. Questo, nell’arte, è il bello assoluto.

D: A cosa ti stai dedicando ultimamente? Alla scultura, alla pittura o alla fotografia? Quale percorso stai seguendo?

R: Fotografia. Ho terminato diverse mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Ho avuto collaborazioni con la Russia, varie parti d’Europa e gli Stati Uniti. Ora sto preparando una mostra personale che farà parte della rassegna di fotografia Europea che si terrà a Reggio Emilia.

D: Qual è il tuo metodo di lavoro? Spiegaci come arrivi all’opera finita…

R: La fotografia street non è soltanto improvvisazione e fortuna, a volte si esce con un progetto ben preciso e un’idea abbastanza chiara di quello che si cerca. Personalmente, nonostante lavori con una digitale, mentalmente sono rimasto all’analogica, quindi mi limito all’attesa del momento giusto e al singolo scatto, altrimenti il risultato perderebbe il significato di partenza. La fotografia street è anche intuito e pazienza. Cerco di studiare e capire quello che sta succedendo attorno a me e aspetto il momento giusto per scattare.

D: Parlaci un po’ dei tuoi strumenti di lavoro, dei materiali che usi, dei colori che prediligi…

R: Ho una macchina fotografica digitale, vari obiettivo (grandangolare, tele) e cavalletti. Ho anche attrezzature per lavori di interni. Prediligo il bianco e nero perché, paradossalmente, trovo che racchiuda in sé tutti colori possibili e questi possano cambiare a seconda del nostro stato d’animo.