L'intervista a Roberta Sirignano

L'intervista a Roberta Sirignano

Mi chiamo Roberta Sirignano. Sono una persona “selvaggia”, fuori da ogni circuito e fuori da ogni tecnica. Per molto tempo ho fatto fatica a raccontare all’esterno quello che esprimevo sia nella pittura (dove mi muovo da autodidatta), sia nella scrittura. Da qualche anno ho cambiato direzione: invece di fuggire da me e da ciò che creo, ho iniziato a cercare di capire dove mi può portare quella forza che è l’ispirazione, un’energia che vuole essere espressa. Ho fatto alcune pubblicazioni di racconti e di poesie.

Il mio libro più recente, “Un minuto dopo l’esplosione della luna”, è uscito a dicembre 2012 grazie a Edizioni La Gru, casa editrice di Padova che, voglio sottolineare, pubblica i propri autori SENZA CHIEDERE CONTRIBUTI http://www.edizionilagru.com/un_minuto_dopo_esplosione_luna.html.

Per quanto riguarda la pittura: con i miei quadri ho partecipato a poche esposizioni e mostre, anche in questo campo in passato mi sono tenuta “nascosta”. Attualmente le foto di alcune mie opere si trovano su questa pagina http://www.premioceleste.it/artista-ita/idu:60667/. Nel 2011 ho partecipato ad una Mostra Collettiva, curata da Daniela Accorsi, con alcuni miei quadri proposti all’interno di un video proiettato presso la Galleria Paola Meliga a Torino. A novembre 2012 ho partecipato a “Micro&book” (prorogata fino a febbraio 2013), Mostra Collettiva Itinerante di Opere di Piccolo Formato curata da Circuiti Dinamici http://issuu.com/microbopuntonet/docs/robertasirignano. A gennaio 2013 ho partecipato a “Dinamica”, Mostra D’Arte Contemporanea Collettiva presso la Galleria AccorsiArte, in cui è stato esposto/proiettato il video del booktrailer che ho realizzato in occasione dell’uscita del libro.

Il video propone un percorso in cui il testo, la recitazione, la musica e il supporto di foto/immagini definiscono una modalità unica di comunicazione. E’ un booktrailer da considerare come vera e propria “opera/video”. http://www.youtube.com/copynotice?video_id=pBett1GkOnI&feature=vm

Domanda: Quali sono stati i tuoi primi approcci al mondo dell’arte?

Risposta: Non saprei rispondere. So solo che un giorno, molto tempo fa, ho iniziato a scrivere e a realizzare disegni su tela, spontaneamente e senza pensare a nulla, tranne al fatto che tutto questo mi faceva “stare bene”. Non amo, ripeto, i “tecnicismi” dell’arte, di qualsiasi arte, le “accademie”, le soluzioni istituzionali.

D: Se ci sono stati, chi sono i tuoi riferimenti culturali, il tuo maestro, il tuo faro nella tempesta?

R: Per quanto riguarda la scrittura : Jack Kerouac, per il modo di scrivere e di narrare, per la sensibilità fortissima, è un autore che amo moltissimo e come tutto quello che amo cerco di non viverlo in modo completo e così leggo “a piccole dosi” le sue opere. Amo molto il suo modo di scrivere poesie, in alcuni casi vicino al mio modo (detto umilmente e naturalmente con le dovute differenze). Mi piace seguire un percorso di scrittura “minimal”, sintetica e ho scritto parecchie poesie brevissime che riportano allo stile haiku, anche se in quel periodo non mi rendevo conto di tutto questo: scrivevo e basta. Ero una sorta di “medium”. Un “incontro” fondamentale è stato quello con Aldous Huxley. Leggendo “Le porte della percezione”, capii che non ero la persona più strana del mondo, ma che alcuni “creativi” hanno una visione (anche fisicamente parlando) particolare delle cose, perfino degli oggetti e del quotidiano e possiedono questa “visione” in modo spontaneo, senza aver bisogno di utilizzare “sostanze” che alterino la percezione. Leggere quel saggio mi ha fatto capire che avere una percezione differente non era qualcosa che accadeva solo a me e soprattutto che non era poi così terribile come pensavo in quel periodo . Fino a quel momento, infatti, non era stato facile per me trovare un equilibrio tra questo modo spontaneo di percepire la realtà e la vita di ogni giorno. E la mancanza di questo equilibrio è il prezzo che pagano tutti quelli che creano qualcosa, in qualsiasi campo, seguendo, ripeto, l’energia dell’ispirazione. Oggi affermo che per me “l’arte” (parola troppo abusata, ma sintetica) è una forma sciamanica di comunicazione e chi crea è essenzialmente un visionario, ma sempre inteso in senso costruttivo e semplicemente come “colui in grado di andare e di vedere oltre”.

Le modalità di espressione pittorica mi piacciono tutte (amo l’esperienza della rivoluzione impressionista e l’astratto informale, dove forse a volte mi colloco, ma non mi piacciono le definizioni), ultimamente sono affascinata dalle opere di iperrealismo, che trovo più surreale di quanto non sia ciò che normalmente si definisce tale.

D: Quali sono i soggetti della tua arte e da dove prendi spunto per i tuoi lavori?

R: Per quanto riguarda i quadri faccio riferimento ad immagini che arrivano nella mia mente, utilizzo molto il colore (più che il tratto disegnato) e descrivo figure umane per il minimo indispensabile. In passato ho rappresentato moltissimo l’immagine della luna, che è presente anche in parecchie poesie e soprattutto nel titolo e in uno dei racconti del libro pubblicato a dicembre 2012, “Un minuto dopo l’esplosione della luna”. Mi piace esplorare e arrivare a nuove “tecniche”, utilizzo materiali semplicissimi come fazzoletti di carta, disegni che creo al computer e che stampo su normalissima carta da stampante e che incollo sulla tela, utilizzo anche il cellophane con cui è incartata la tela e tutto quello che mi possa sembrare utile. Non esistono materiali nobili o poveri: tutto può essere utilizzato, dipende sempre dalla capacità di rielaborare e soprattutto dalla qualità della comunicazione che si realizza. Lo spunto, però, arriva sempre e solo dall’ispirazione, c’è un momento che sai essere “quel momento” e non puoi fare a meno di metterti all’opera. Non faccio e non ho fatto mai nulla per commissione, semplicemente perché non mi riesce.

D: Dietro ogni tuo lavoro c’è un significato profondo, un aspetto che vuoi fare emergere?

R: Nel momento in cui creo non mi rendo quasi conto di ciò che faccio, solo alla fine capisco che c’è sempre un senso “logico” che va dall’immagine ai colori utilizzati, fino al titolo che scelgo di dare. Non voglio insegnare nulla: dipingo e scrivo, perché “per me è così”. A chi guarda un mio quadro o legge qualcosa che ho scritto vorrei provocare le stesse sensazioni che provo io quando dipingo o scrivo e comunicare che esiste un modo differente di poter osservare e “rielaborare” quello che ci circonda.

D: Che cos’è per te il “bello”? Esiste il bello nell’arte?

R: Il “bello” è ciò che emoziona e lascia un segno e per ognuno è differente. Per me è semplicemente provare emozione. E questo mi può accadere anche ascoltando musica o anche solo osservando il cielo, il sole o la pioggia, nel silenzio della notte, perfino nei momenti di pigrizia c’è il “bello”. Il “bello” non è oggettivamente perfetto, anzi… E nell’arte il “bello” è l’arte stessa.

D: A cosa ti stai dedicando ultimamente? Alla scultura, alla pittura o alla fotografia? Quale percorso stai seguendo?

R: Negli ultimi mesi ho realizzato alcuni quadri dopo un silenzio di qualche anno e questo è molto importante, perché i momenti di silenzio sono terribili. Inoltre, mi diverto molto a rielaborare immagini fotografiche facendo un “mix” con i vari filtri. Sono immagini che scatto anche solo con il cellulare, per riaffermare il discorso che da ogni “tecnica”, anche quella più umile, si possono trarre eccellenti risultati e si può comunicare molto. Per quanto riguarda i quadri ho iniziato un percorso che va nel senso di suggerire l’importanza della fragilità: fragilità che mi appartiene in modo assoluto come persona e come esperienza di vita e che esprimo sulla tela utilizzando materiali delicatissimi, passibili di deterioramento, cioè gessetti colorati, che, naturalmente, rischiano di dissolvere facilmente la loro polvere. Riportando il pensiero anche al concetto del “mandala”, che viene distrutto una volta terminato.

D: Qual è il tuo metodo di lavoro? Spiegaci come arrivi all’opera finita…

R: Il mio metodo è semplicissimo: arriva l’idea, prendo la tela, i colori e i materiali che voglio utilizzare e in poche ore termino il quadro. Ho quasi sempre fatto così. Ultimamente ho cambiato il posizionamento della firma sulla tela, mentre nei primi tempi addirittura non mettevo la firma, se non nel retro della tela stessa.

D: Parlaci un po’ dei tuoi strumenti di lavoro, dei materiali che usi, dei colori che prediligi…

R: Amo tutti i colori. Dipende dal momento e da ciò che voglio realizzare. Mi è capitato di fare quadri molto scuri per poi arrivare ad esplosioni di colori molto caldi, ma, ripeto, dipende da ciò che voglio realizzare e probabilmente dal mio umore. Un materiale che attualmente prediligo è il fazzoletto di carta, ne utilizzo solo un velo e mi permette di ottenere gli effetti “visibili” di quella fragilità di cui parlavo prima oppure lo utilizzo per sfumare i colori dei gessetti o “mixare” i colori sulla tela. A volte utilizzo anche dell’ovatta. In passato invece ho utilizzato i pennelli in maniera sempre molto vigorosa e quasi distruggendoli ogni volta per terminare un quadro, avevo voglia di trattare il colore come materia vera e propria e quindi il pennello agiva quasi da scalpello, per creare forme.